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Ed io ti parlo, parlo, parlo…
a volte calmo o più di fretta
e mi resta in testa un tarlo.
Ma è fumo di sigaretta
che veloce si consuma
a volte ti do pure retta.
La mia voce si frantuma…
e si infrange sullo scoglio
dove il mare fa la schiuma.
L’ho scritto anche sul foglio
quello che non riesco a dire
e ci ho messo credi orgoglio.
E sento che mi vuoi capire
così attenta ad ascoltare
a tutto quanto potrei dire.
Ma io vorrei farti ballare…
come facevamo un tempo
e di più, starti a guardare.
Accidenti al contrattempo
si è sgualcito quel sorriso
le previsioni dan maltempo.
Io vorrei guardarti in viso
è tutto quello che so dire
quando sono più indeciso.
E ti saprei certo capire…
a me non piace giudicare
men che mai farti soffrire.
Per cui smetto di parlare
aspettando un mio diritto
il desiderio di abbracciare.
E proverò a stare più zitto
ti sembrerò forse ruffiano
a testa alta, guardo dritto.
Si, lo so che sono strano…
ma ho cuore ed ho giudizio
potrei prenderti per mano…
che ci posso fare, è un vizio.
E portarti su quel palco
tra la musica e le luci
buttare poi del borotalco
e ti scaldo che ti bruci.
E’ naturale, è così vero
io vorrei gridarlo forte...
o nascondere il pensiero
come per sfidar la sorte.
Non sarà corteggiamento
mi è venuto bene in rima
ora scrivi il tuo commento
e devi farlo quanto prima.
Ché se sveglio un altro tarlo
prima che venga mattina...
di nuovo parlo, parlo, parlo
in barba alla mia adrenalina.
Ora è tempo della chiusa...
per gli sbagli, chiedo scusa.